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Il sogno della macchina da cucire lettura del romanzo su una panchina letteraria
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“Il sogno della macchina da cucire”: la storia di una sartina tra riscatto e libertà

Il romanzo racconta la vita di una giovane sartina tra emancipazione, dignità e desiderio di libertà

Il romanzo Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno non è un libro sulla moda sostenibile: non troverai consigli sugli acquisti né denunce sull’industria tessile. È invece un racconto da leggere tutto d’un fiato e che lascia molto su cui riflettere.

Pubblicato da Bompiani nel 2018 e riproposto nel 2025 nell’edizione Tascabili, Il sogno della macchina da cucire è la storia di una giovane sartina orfana dei primi del Novecento, delle sue vicissitudini e dei personaggi che l’accompagnano in un percorso di riscatto ed emancipazione.

Nella dedica, l’autrice ricorda le sartine di un tempo e le milioni di donne che ancora oggi cuciono i nostri vestiti in condizioni di sfruttamento, lavorando per 14 ore al giorno, per una paga misera e senza diritti. Come accadeva più di un secolo fa.

Copertina del romanzo Il sogno della macchina da cucire sulla panchina letteraria dedicata a Tiziano Terzani e Roberta Conigliaro, lungolago di Trevignano Romano.
Il sogno della macchina da cucire sulla panchina letteraria dedicata a Tiziano Terzani e Roberta Conigliaro, lungolago di Trevignano Romano.

Come nasce Il sogno della macchina da cucire

Il romanzo prende vita dai ricordi familiari e da episodi reali che l’autrice ha raccolto dalla nonna, dalla madre, dalla zia, dai ritagli dei giornali dell’epoca e dalle sarte che frequentavano la sua casa. Ogni capitolo nasce da fatti realmente accaduti, da scrittrice ha riempito alcuni vuoti o in qualche caso ha cambiato il finale.

Il risultato è una immersione totale in un’epoca in cui le sartine lavoravano di casa in casa: cucivano abiti e biancheria, corredi e corredini, rivoltavano cappotti, riadattavano i vestiti, allungandoli, stringendoli, reinventandoli.

Un’epoca in cui nelle case più ricche ed eleganti c’era una stanza dedicata al cucito. Erano anni in cui il recupero dei tessuti era la norma, specialmente nel Dopoguerra. Con l’avvento del prêt-à-porter e dei grandi magazzini il tempo delle sartine finisce, restano vive solo le grandi sartorie per chi poteva permettersele.

Dalle ricerche storiche al romanzo

Come racconta l’autrice a Rai Cultura, l’idea di questo romanzo nasce da una ricerca sulle case chiuse istituite da Cavour nel 1860: luoghi di miseria, in cui la maggioranza delle donne finiva forzatamente per povertà, maldicenze e calunnie.

Dalla lettura di un saggio sulle case chiuse in Sardegna, scopre che la provenienza delle donne era principalmente quella delle servette di campagna e poi delle cucitrici.

Il riscatto delle sartine

Così tutti i ricordi riaffiorano e con loro l’idea di questo romanzo. La storia di una sartina senza nome perché la volontà di Bianca Pitzorno è di rappresentarle tutte in segno di riscatto.

Nella prefazione però ci sono i nomi delle sarte che l’autrice ha incontrato e conosciuto tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Donne che da giovani sono state coetanee della sartina del romanzo. E che, come lei, sono riuscite a vivere con dignità del loro lavoro.

Dove è ambientato Il sogno della macchina da cucire?

Non c’è un nome di un luogo o di una città, vero o inventato che sia. L’ambientazione può essere di una cittadina qualsiasi dell’Italia di fine Ottocento e dei primi del Novecento.

Anni che fanno da cornice al romanzo. Le città, che potrebbero suggerire lo svolgimento della storia, sono indicate solo con le iniziali P. o G.

Solo alcune vengono esplicitamente citate: Parigi, Marsiglia, Torino, Firenze.

Chi è la sartina del romanzo

La sartina del romanzo non è una ribelle né tanto meno una rivoluzionaria. Vive in un sistema fortemente classista. Sa qual è il suo posto e il rispetto da portare ai ricchi. Però, sa anche come non farsi sottomettere.

Sa che andando a servizio rischierebbe di essere maltrattata, persino abusata, calunniata e finire in una casa di tolleranza, come è accaduto a una sua familiare.

Rimasta orfana, a soli sette anni inizia a cucire e impara il mestiere della sarta grazie agli insegnamenti della nonna.

Sempre dalla nonna, senza accorgersene, eredita un bisogno di indipendenza che sarà la sua forza.

Per questo lavora duramente, mette da parte i guadagni, nel frattempo impara a leggere, si abbona alla biblioteca e si appassiona all’opera.

Gli abiti come etichetta sociale

A sedici anni e mezzo perde anche sua nonna e rimane completamente sola. Non molla. Rimane al suo posto con dignità. Potrebbe indossare vestiti eleganti, quelli che le donano le signorine ricche per le quali lavora. Ma non può, sarebbe un affronto per una società classista.

Così, li spoglia di tutti i fronzoli, li rende più modesti e adatti alla sua condizione. I vestiti erano un marchio, raccontavano chi eri, segnavano il ceto sociale di appartenenza. C’erano delle regole da seguire nel vestire: niente cappelli, né tanto meno parasole. Indossarli sarebbe stato un gesto di audacia.

I personaggi collaterali

Cucendo di casa in casa, la sartina entra in contatto con diversi personaggi e con le loro storie. Stabilisce anche delle amicizie, ma sempre nei limiti che la sua condizione sociale. Ad esempio, con la signorina Ester, della ricca famiglia Ortonesi, oppure con l’eccentrica giornalista americana, simbolo apparente della donna libera, che crea scandalo perché va in bicicletta.

Un rapporto speciale è con Zita la stiratrice e con sua figlia Assuntina. Un legame, fatto di mutuo aiuto, che è presente fino all’ultima pagina del libro.

E poi c’è Guido, il suo primo grande amore.

Come finisce il romanzo?

Niente paura non te lo dirò. Ti anticipo solo una cosa: quello che la sartina capirà è che la libertà non dipende dal ceto sociale, essere ricchi o nobili non fa una donna libera.

La libertà è una conquista continua.

Scheda del libro

  • Titolo: Il sogno della macchina da cucire
  • Autrice: Bianca Pitzorno
  • Edizione: Tascabili Bompiani, gennaio 2025
  • Pagine: 233
  • Prezzo: 13 euro
  • Disponibile: online e in libreria

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